Abbazia Cistercense di Piona

La Storia

 

Ai piedi dei monti Legnone e Legnoncino , sulla punta del promontorio di Olgiasca, nell'alto lago di Como, sorge il monastero benedetino di Piona. 

 

La prima fonte ci attesta che nel VII secolo d.C. in quel territorio esisteva una comunità monastica, probabilmente di impostazione eremitica. Nel chiostro si conserva il Cippo di Agrippino,  che prende il nome dal vescovo di Como che nel 617 fece erigere un oratorio a santa Giustina martire. Verso la fine dell'XI secolo l'abbazia di Piona fu inserita nel movimento della riforma cluniacense che prevedeva il trasferimento dei monaci dalla casa madre Cluny alle abbazie in crisi per rivitalizzarle.

 

Durante il restauro del 1906 è venuto alla luce l'iscrizione di un'epigrafe dalla quale si deduce che dopo l'adesione alla riforma cluniacense la chiesa fu consacrata (1138) alla Beata Vergine Maria. La chiesa è dedicata anche a san Nicola di Bari quale co-patrono, ma la data della dedicazione è incerta.

 

A partire dal XII secolo ci è pervenuta una documentazione che dimostra la vitalità, anche economica, dell'abbazia di Piona: nel corso del XIV secolo cominciano tuttavia ad affiorare i sintomi di una lenta decadenza dovuta al ridotto numero di monaci. 

 

 Approfondimento:

 

Il luogo, abitato fin dall'antichità da Liguri, Celti e Romani, diventa caposaldo longobardo alla fine del VI sec. Nel 616 vi giunge Agrippino, Vescovo di Como, che edifica un oratorio dedicandolo a S. Giustina, come testimonia un cippo, in marmo bianco, con iscrizione: ''Monaci dell'abbazia cluniacense di S.Pietro in Vallate vi si stabiliscono costruendo una grangia". Edificano una chiesa più ampia, in stile romanico, dedicata a S. Maria, che nell'anno 1138 viene consacrata da Ardizzone, Vescovo di Como. L'abside è affrescata: al centro del catino il "Cristo Pantocratore", Signore del mondo, ai lati i quattro evangelisti, rappresentati nei noti simboli di leone, aquila, angelo e bue. Sotto, i dodici apostoli in atteggiamento di preghiera. Nel 1154 la chiesa viene ampliata e dedicata a un nuovo patrono: San Nicolao. Nel 1252 viene attuata dal priore del monastero, Ser Bonacorso De Canova di Gravedona, a sue spese, l'opera artistica di maggior risalto: il chiostro, che mostra ancora oggi la vita quotidiana e la religiosità medievale nei capitelli che raffigurano piante e animali e nell' affresco dei 'mesi'. In un documento della curia vescovile di Como, datato 1256, il monastero di Piona è indicato come uno dei dodici più ricchi di tutta la diocesi.

 

Nel 1798, per ordine del Direttorio della Repubblica Cisalpina, tutti i beni dell'abbazia vengono incamerati dal dipartimento dell'Adda e messi all'asta. Solo un secolo dopo, nel 1879, inizia il restauro della chiesa con aiuti governativi e sovvenzioni del comune e della provincia di Como.
All'inizio del XX secolo cominciano nuovi lavori per il recupero del chiostro e della chiesa, ma il monastero torna a rivivere nel 1938, quando i monaci Cistercensi di Casamari (Frosinone) prendono possesso dell'antico complesso benedettino. Attualmente l'abbazia è funzionante e domina la baia di Piona, segno di fede antica e di vita claustrale.

 

Curiosità:

 

Nell'attuale Piona esistono, due edifici: l'odierna chiesa di San Nicola, costituente il vero e proprio nucleo edilizio del Priorato di Piona ed in posizione retrostante resti di una porzione di abside che possono ragionevolmente essere attribuitai all'oratorium voluto da Agrippino. Per le loro dimensioni, fanno pensare ad un edificio piccolo e raccolto, degradato col tempo e quindi distrutto, per far posto al successivo edificio dedicato a San Nicola.     

 

L’abbazia conobbe un lungo periodo di decadenza fino alla soppressione nel 1798. Interessanti le vicende che la riportarono all’antico splendore e che le permisero di essere oggi ancora in vita. Nel 1935 l’imprenditore Pietro Rocca acquistò l’edificio, nello stesso anno suo fratello Cesare si recò in Etiopia per la costruzione di un tratto di strada e rimase ucciso insieme alla moglie in un attentato dell’esercito etiopico. In seguito a questa disgrazia Pietro e la madre Annetta Pogliani decisero di affidare il monastero come gesto di purificazione e perdono alla Congregazione dei Cistercensi di Casamari (Frosinone).

   

Fu così che nel secondo anniversario dell’uccisione, nel 1938, un gruppo di monaci provenienti da Casamari riaprì le porte di Piona permettendoci ancora oggi di visitarla. 

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La Chiesa

 

La chiesa appare, in tutta la sua sobria eleganza, leggermente arretrata rispetto al lato occidentale del monastero cui si appoggia. Sulla facciata si apre la porta bronzea dello scultore Giuseppe Abram (1982); i due battenti sono ripartiti in sei riquadri rappresentanti la storia di san Benedetto tratti da "I DIALOGHI" di san Gregorio Magno. Sono di Abram anche le formelle che ritraggono le scene della "VIA CRUCIS" lungo le pareti interne della navata. Sulla facciata si apre una monofora, mentre una serie di arcatelle segue gli spioventi del tetto e prosegue lungo le pareti laterali, la cui superficie è scandita da monofore e sottili lesene. Anche nel sottotetto dell'abside si sviluppa l'ornamentazione delle arcatelle, e il perimetro semicircolare è alleggerito da tre piccole monofore.  

 

E' evidente la discontinuità della tecnica di realizzazione sella muratura, tra la parte inferiore e quella superiore del perimetro esterno dell'abside. La stessa discontinuità nell'uso dei materiali la ritroviamo anche all'interno della chiesa, forse perché i lavori furono realizzati in tempi diversi. A destra dell'abside si erge il campanile quadrangolare, un rifacimento del XVII secolo, la cui verticalità è rallentata da tre cornici marcapiani. Sui lati del campanile si susseguono con ritmo ascensionale e alterno oculi e feritoie fino alla cella campanaria che prende respiro da quattro fornici a tutto sesto.

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Il Chiostro

 

Il suggestivo chiostro realizzato intorno al 1242 in uno stile di passaggio tra il romanico e il gotico, è il punto di riferimento di tutto il complesso monastico.

L'edilizia claustrale si ispira al peristilio della villa romana nell'intento di raccordare le parti dell'intero monastero. Nel periodo della riforma cluniacense nascono in Europa numerosi monasteri che ricalcano il  modello della casa madre Cluny. 

 

Il chiostro è il luogo del silenzio, non quanto alla rinuncia della comunicazione interpersonale, ma perché è attraverso il silenzio che è possibile il dialogo con Dio. La struttura quadrangolare del chiostro evoca la forza simbolica del numero quattro: i quattro elementi dell'universo, i quattro punti cardinali, il disprezzo si se, il disprezzo del mondo, l'amore del prossimo l'amore di Dio. Al centro del chiostro la fonte e l'albero raffigurano la fonte delle delizie e l'albero della vita del paradiso terrestre..  

 

Le due lapidi del 1252 e del 1257 si legge che il chiostro di Piona fu fatto costruire dal pittore Bonaccorso de Cnova da Gavedona. Gli archi a tutto sestodelle gallerie poggiano su capitelli compositi e sono marcati da ghiere in mattoni rossi. Di incredibile bellezza i capitelli decorati con motivi vegetali e figurati oltre agli affreschi “Calendario con Santi” degli inizi XIII secolo e “Miracolo di San Benedetto” della fine del XII secolo.

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La Sala Capitolare

 

La sala capitolare, posta sul lato orientale del chiostro, prende il nome dalla sua antica funzione di luogo di lettura del Capitolo della Regola e del Capitolo delle colpe in cui i monaci si accusavano delle colpe commesse e chiedevano perdono ai fratelli. Sulla parete destra dell'ingresso si legge da una lapide che qui sono custodite le ceneri di Cesare e di Lidia Rocca.


Attualmente, in questa sala la comunità elegge, con votazione segreta, il superiore, discute i problemi più importanti, ammette postulanti al noviziato e alla vestizione dell'abito monastico e si riunisce per la lecito divina. L'aspetto attuale della sala è il risultato degli ultimi restauri.


Gli stalli e le spalliere in legno - di scuola veneziana del secolo XVIII - provengono dalla sagrestia di San Zeno a Verona. Lo stile classicheggiante, con colonne tortili e lesene sormontate da capitelli compositi, è arricchito da pannelli intarsiati. Particolare attenzione meritano il pannello raffigurante il sole che irradia luce sulla terra e i due pannelli con la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre.